Dal 17 al 29 aprile
NUOVO CINEMA ISRAELIANO
3. edizione
 

Come sempre organizzata dal Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC) in collaborazione con Fondazione Cineteca Italiana, torna la rassegna dedicata al nuovo cinema israeliano che tanto interesse ha riscosso negli anni passati. Il programma di questa terza edizione della manifestazione è particolarmente ricco: rispetto alle precedenti edizioni, più giornate di proiezione, più film (quattordici fra lungometraggi e documentari, tutti inediti per Milano), più incontri. Fra questi segnaliamo fin da ora quello con Gad Lerner che giovedì 29 aprile presenterà il suo libro Scintille. Una storia di anime vagabonde (Feltrinelli, 2009).

Sa. 17 apr. (h 21)
Do. 25. apr. (h 21)
A Matter of Size (Sippur Gadol - Una Storia Grande)

R.: Sharon Maymon ed Erez Tadmor. Sc.: Sharon Maymon, Danny Cohen-Solal. Int.: Itzik Cohen, Irit Kaplan, Dvir Benedek, Alon Dahan, Shmulik Cohen, Levana Finkelstein, Togo Igawa. Israele, 2009, col., 90’. V.o. sott. ital.
Un gruppo di persone obese della città israeliana di Ramla prova a fare i conti con un regime di dieta molto rigido, ma ogni tentativo è vano. Uno tra loro, Herzl, inizia a lavorare come lava piatti in un ristorante giapponese dove entra in contatto con il mondo del Sumo, attraverso Kitano, il manager del ristorante. Così Herzl convince Kitano, che ne è stato maestro, ad iniziarlo alla lotta giapponese e pian piano riesce a coinvolgere tutti i suoi amici con gli stessi problemi di “taglia forte”. Attraverso il Sumo questo gruppo di persone riesce a vivere finalmente in armonia con il proprio corpo e presto scoprirà che per accettare se stessi non serve la lotta giapponese…A Matter of Size è stato presentato lo scorso anno al Tribeca Film Festival ed ha aperto il Jerusalem Film Festival 2009. In Israele ha avuto un grandissimo successo e si è rivelato una commedia israeliana intelligente e ben fatta. L’idea del film è stata acquistata da Hollywood per riproporla in versione americana.

Do. 18 apr. (h 11. 45)
Me. 28 apr. (h 21)
The Green Dumpster Mystery (Hata’aluma bamechola hayeruka - Il mistero del cassonetto verde)

R.: Tal Haim Yoffe. Fot.: Ari Amit. Mont.: Anat Lachovitz. Israele, 2008, col. e b/n, 50’. V.o. sott. ital.
Tal Haim Yoffe percorrendo in motorino le strade di Florentine, quartiere a sud di Tel Aviv, trova in un cassonetto uno scatolone che contiene una serie di fotografie che rimandano ad un uomo, Shoah Wolkowicz. Il giovane regista si appassiona alla storia e, incuriosito, come un detective si mette sulle tracce dell’uomo seguendo alcuni indizi. Consultando i siti internet del Memoriale dell’Olocausto Yad Vashem e dell’Israeli Defense Force, e recandosi al cimitero dei soldati caduti, non solo scopre che l’uomo è morto in guerra a vent’anni, ma riesce a ricostruire la storia della famiglia. Una storia di sofferenze, dall’esperienza della Shoah, ai gulag in Siberia, alle guerre in Israele. Il film di Yoffe è un sorprendente “detective – docu” dove, in ogni fotogramma emerge in primo piano il senso della ricerca, la volontà del regista di far luce su una storia che seppur dolorosa si pone come paradigmatica rispetto alle vicende di molte persone che hanno contribuito a costruire la società israeliana. Il documentario è stato premiato nel 2008 al Jerusalem Film Festival. “Un film serio, complesso ed importante” lo ha definito Uri Klein sul quotiniano «Ha’aretz»,
mentre Meir Scnitzer di Ma’ariv lo ha definito come “il più brillante ed originale film degli ultimi anni”.
La proiezione di domenica 18 aprile sarà a ingresso libero e preceduta da un intervento di Liliana Picciotto (CDEC), storica. La proiezione di mercoledì 28 aprile sarà preceduta da un intervento di Paola Mortara (CDEC), archivista fotografico.
Seguirà proclamazione del film più votato dal pubblico.

Do. 18 apr. (h 15)/Gio. 22 apr. (h 21)
The Beetle (Hachipushit - Il maggiolino)

R.: Yishai Orian. Fot.: Yair Sagi. Mont.: Shiri Borchard. Mus.: Tal Yardeni. Israele, 2008, col., 70’. V.o. sott. ital.
Yishai, regista e protagonista del documentario, racconta una delle più importanti storie d’amore della sua vita… ovvero quello per la sua vecchia automobile, un maggiolino della Volkswagen, che rappresenta in realtà gli anni del divertimento e della giovinezza. Yishai è sposato e sta per avere il suo primo figlio. La sua auto, parola del meccanico, è in cattive “condizioni di salute”, mentre sua moglie, in vista della nascita del bambino, vorrebbe una macchina nuova che accogliesse nel miglior modo il nascituro. Ma Yishai di rottamare il suo maggiolino non ne vuol sentir parlare, allora si mette alla ricerca di un vecchio proprietario che possa prendersi cura dell’automobile… Presentato in molti festival internazionali il documentario di Orian è una delicata, divertente e commovente metafora del passaggio dall’età spensierata all’età adulta. Il regista resta aggrappato sino alla fine all’idea che si può sempre restare giovani, ma poi si rende conto che esistono cose più importanti, come un figlio…The Beetle è stato scelto come film d’apertura del Docaviv 2008, poi nominato agli Oscar israeliani come miglior documentario.

Do. 18 apr. (h 17)
Tel Aviv Stories
(Sipurei Tel Aviv - Storie di Tel Aviv)

R.: Ayelet Menahemi, Nirit Yaron. Sc.: Shemi Zarchin, Ayelet Menahemi, Nirit Yaron. Int.: Yael Abekasis, Ruti Goldberg, Anat Waxsman, Sasson Gabai. Israele, 1992, col., 108’. V.o. sott. ital.
Pellicola in tre episodi. Protagoniste tre giovani donne, nella Tel Aviv degli anni ’90. Nel primo episodio, titolato “Sharona, dolce”, una bellissima stilista (interpretata da Yael Abekasis) è alle prese con molti uomini, tutti “possibili amori”, ma si rende conto che nessuno tra questi la vuole veramente. Eppure la vita riserva sempre sorprese inaspettate e per la modella, forse, una la attende in un camion che raccoglie l’immondizia. “Operazione gatto” racconta, invece, la battaglia di Soffie (Ruti Goldberg) giovane giornalista con la testa tra le nuvole, che decide di salvare un gattino, contro tutti e tutto. E proprio dalle fogne di Tel Aviv, dove è imprigionato il piccolo animale, che ricomincia la rinascita della donna. Un divorzio “espresso” è quello che vuole Tiki (Anat Waxman), ultima protagonista del film. Nell’episodio “Divorzio” infatti la donna poliziotto incontra per caso suo marito, che anni prima l’aveva lasciata con un bambino senza concederle il divorzio. Così la donna sequestra il marito e dei malcapitati, per dar vita ad una catena di aneddoti dentro il grattacielo di Tel Aviv che si chiama, ironia della sorte, “Shalom”. Tel Aviv Stories dipinge tre tipi di donna classici e li introduce nella metropoli israeliana, Tel Aviv. Mentre nell’ultimo episodio prende piede il femminismo e la ricerca della libertà a tutti i costi, nei primi due lo stile ha il sopravvento e diviene protagonista (più delle donne stesse): così il film segna l’inizio del cinema israeliano post moderno anni ’90.

Do. 18 apr. (h 19.30)
Do. 25. apr. (h 10.45)
The Tale of Nicolai & the Law of Return (Ha’agada al Nicolai vehok hashvut La favola di Nicolai e la legge del ritorno)

R.: David Ofek. Fot.: Dror Lebendiger. Mont.: Arik Lahav-Leibovich. Mus.: Baldi Olier. Israele, 2008, col., 54’. V.o. sott. ital.
La storia di Nicolai inizia in un piccolo villaggio in Moldavia. Con la caduta del comunismo Nicolai, come migliaia di suoi concittadini, cerca fortuna all’estero, lontano dalla sua casa, dalla moglie e da una figlia nata in sua assenza. Per tre anni lavora come muratore in Israele, il suo lavoro viene sfruttato da una compagnia locale che, in cambio della maggior parte dello stipendio, gli assicura il permesso di soggiorno. Ma un giorno, per caso, Nicolai viene informato che se dimostrerà di essere ebreo, in base alla legge del ritorno, può diventare padrone della sua vita. In effetti Nicolai ricorda che sua nonna era ebrea…. Così inizia la ricerca delle sue radici… David Ofek e uno dei più noti documentaristi israeliani e ha diretto tra gli altri No. 17 e Ulpan, già presentati nell’ambito del Pitigliani Kolno’a Festival 2007. Con questo documentario (premiato nel 2008 con il Wolgin Award al Jerusalem Film Festival) continua ad esplorare i confini del genere documentario. Questa volta affida il ruolo di Nicolai a Nicolai stesso che rivive la sua storia davanti alla cinepresa. Cosi la realtà si trasforma in un ironico racconto.

Lu. 19 apr. (h 19)
Do. 25 apr. (h 15)
It All Begins at Sea (Hakol matchil bayam - Yutto inizia al mare)

R. e sc.: Eitan Green. Int.: Ron Jaegermann, Dorit Lev-Ari, Yuval Segal, Zhahi Grad. Israele, Canada, 2008, col., 93’. V.o. sott. ital.
Il film, dramma con elementi comici, è composto da tre episodi: il primo si svolge in riva al mare, il secondo in un parco archeologico, il terzo nella nuova casa dei Goldstein, dove la famiglia si è trasferita in previsione della nascita della nuova figlia. Ognuna di queste situazioni è sfiorata dal pericolo e dal dramma. Tutte e tre insieme, contribuiscono a unire tra di loro i membri della famiglia, con un legame che diventa sempre più forte. Il film, basato su episodi accaduti realmente durante l’adolescenza e la vita d’oggi del regista, racconta la storia di una famiglia israeliana media che affronta le esperienze quotidiane della vita – l’amicizia, l’amore, il sesso, la morte – nella cittadina marittima di Ashkelon. It All Begins at Sea è stato presentato per la prima volta alla scorsa edizione del Haifa International Film Festival, nell’ambito di una retrospettiva dedicata a Eitan Green, che comprendeva fra altri: Lena, All Night Long, American Citizen, e As Tears Go By. Il film ha vinto l’ “Innovation Award“ della Giuria del Montreal Film Festival. La colonna sonora è stata composta da Josef Bardanashvili, uno dei più grandi compositori israeliani contemporanei, autore anche dell’opera lirica tratta dal romanzo di A.B. Yehoshua “Viaggio alla fine del Millennio”.

Lu. 19 apr. (h 21)
Do. 25 apr. (h 19)
Jaffa (Kalat hayam - La sposa del mare)

R.: Keren Yedaya. Sc.: Keren Yedaya, Ayala Ben Porat. Int.: Dana Ivgi, Moni Moshonov, Ronit Elkabetz, Mahmood Shalaby, Roy Asaf, Hussein Yassin Mahjne. Israele, 2009, col., 100’. V.o. sott. ital.
Mali (Dana Ivgi) e suo fratello (Roy Asaf) lavorano nell’ officina del loro padre (Moni Moshonov) mentre la mamma casalinga (Ronit Elkabetz) li controlla da lontano. Anche Taufik (Mahmood Shalaby) e suo padre (Hussein Yassin Mahjne) lavorano come meccanici nella stessa officina. I rapporti tra la famiglia araba e quella ebraica del padrone sembrano essere sempre stati più che corretti. Ma una serie di eventi fatali rischia di spezzare questa falsa armonia per dar spazio alla gelosia, al razzismo e alla violenza. Così la tragedia irrompe sulla scena. Keren Yedaya riunisce di nuovo Ronit Elkabetz e Dana Ivgi nel ruolo di madre e figlia (come in passato nel film Or, presentato al RKF 2006) per costruire con i loro personaggi una storia d’amore fatale in forma classica, ispirata al cinema melodrammatico egiziano, di cui si trovano vari elementi: l’amore clandestino, la fuga, la lotta, la violenza, la morte, la separazione, l’ingiustizia, la lettera, l’incontro, il grido e il silenzio. Tutto questo per dar vita alla tensione etnica e politica che domina la vita quotidiana dei cittadini arabi e ebrei di Tel Aviv-Yaffo.

Me. 21 apr. (h 17.30)
Do. 25 apr. (h 17)
The Valderama Sisters (Ha’achayot Valderama - Le sorelle Valderama)

R.: Noam Demsky e Mordi Kershner. Fot.: Noam Demsky, Mordi Kershner, José Vargas.Mont.: Ido Bahat, Vered Yeruham. Mus.: Arik Rudich. Israele, 2009, col., 50’. V.o. sott. ital.
Lucy, Rosa e Flor, le tre sorelle della famiglia Valderama, vivono a Trujillo, in Perù. Fanno parte dei ‘Bnei Moshe’ (I figli di Mosè) una comunità di cattolici che vogliono avvicinarsi e convertirsi all’ebraismo: sono donne indipendenti decise a realizzare il loro sogno, ovvero convertirsi ed immigrare in Israele. Nel febbraio del 2005 un comitato composto da rabbini arriva da Israele in Perù per decidere chi, tra i membri della comunità, possa essere convertito ufficialmente. Lucy, che gestisce un piccolo ostello frequentato da israeliani passa facilmente l’esame, Rosa fa più fatica e Flor viene bocciata, così dovrà restare sola, con cinque figlie, a praticare le regole religiose ebraiche nel suo villaggio. Il film, girato da due registi religiosi emergenti, segue sia in Perù che in Israele i protagonisti di questa storia straordinaria. Un documentario, fatto tra due angoli lontani del globo, sull’epopea di chi cerca una nuova Patria, e quando crede di averla raggiunta si ritrova in realtà al punto di partenza, lontano da casa…

Me. 21 apr. (h 18.45)
Life According to Agfa (Hachayim al-pi Agfa - La vita secondo Agfa)

R.: Assi Dayan. Sc.: Assi Dayan. Int.: Gila Almagor, Shuli Rand, Avital Dicker, Irit Frank, Danny Litani, Akram Tillawi, Smadar Kilchinsky, Sharon Alexander, Shmil Ben Ari. Israele, 1992, b/n, 100’. V.o. sott. ital.
Un pub di Tel Aviv, frequentato da gente che non ha altri posti dove andare. Ogni notte il locale “Barbie” si riempie di persone sole, con storie diverse alle spalle. Ci sono sempre le due donne, padrone del posto, Dalia (interpretata da Gila Almagor) e Leora, ognuna con i propri problemi. C’è Benny il poliziotto, Frank, Riki, una donna instabile psicologicamente, a cui il dottore ha raccomandato di non stare mai da sola, un cantante, spacciatori di droga, qualche soldato e gli arabi che lavorano in cucina. Così, tra tensioni sociali e apparente tranquillità, notte dopo notte, questo gruppo di persone si ritrova nel locale in una malinconica e crepuscolare “scena” di Tel Aviv.
Diretto da Assi Dayan, attore e regista israeliano di gran fama (recentemente ha ricevuto il premio alla carriera agli Israeli Academy 2009) nonché figlio del Generale Moshè Dayan, Life According to Agfa è un film che affonda totalmente le radici nella metropoli israeliana per eccellenza, Tel Aviv. L’affresco provocatorio dipinto da Dayan rimanda ad una città sopita che fatica a raccontarsi e ad una stagione di cinema israeliano che si accinge al tramonto per poi rinascere…

Gio. 22 apr. (h 16.30)
Sa. 24 apr. (h 21)
Seven Days (Shivà - Sette giorni di lutto)

R.: Ronit e Shlomi Elkabetz. Sc.: Ronit E Shlomi Elkabetz. Int.: Ronit Elkabetz, Sulika Kadosh, Albert Ilouz, Moshe Ivgy, David Ohaion, Rafi Amzaleg, Alon Abutbul, Yehiel Elkabetz, Keren Mor, Ruby Porat-Shoval, Yael Abecassis, Hanna Laszlo, Orit Sher. Israele/Francia, 2998, col., 115’. V.o. sott. ital.
Storia di una famiglia di origine ebraico-marocchina che si trova riunita per celebrare i sette giorni di lutto per un giovane scomparso improvvisamente. E sulla scena vengono fuori le profonde tensioni, le storie rimosse, i litigi, i nuovi e i vecchi amori della famiglia. Con una macchina da presa sempre puntata sul nucleo famigliare, dentro la casa dove si raccolgono i famigliari in lutto, i registi riescono a raccontare, contemporaneamente, le storie personali di un intero gruppo di persone. Il film dei fratelli Elkabetz, già noti al pubblico internazionale per il loro To Take a Wife, rappresenta una delle opere più importanti del nuovo cinema israeliano, un film corale di altissima qualità cinematografica, un esempio eccezionale di ensamble di attori (la concentrazione di una tale quantità di star in un film israeliano è cosa assai rara). Seven Days è un film girato in grande stile con un profondo senso di umanità e ironia. Il film è stato presentato a Cannes e pluripremiato al Jerusalem Film Festival. Nel 2008 il Festival Internazionale del Film di Roma ha dedicato un evento all’opera degli Elkabetz.
Prima della proiezione di giovedì 22 aprile, intervento di Gabriella Zippel, psicopedagogista.

Gio. 22 apr. (h 19)
Do. 25. apr. (dopo The Tale of Nicolai…)
Gut Shabes Vietnam

R.: Ido e Yael Zand. Fot.: Ido Zand. Mont.: Yael Leibovitz Zand. Mus.: Gil Nagel. Israele, 2008, col., 52’. V.o. sott. ital.
La missione assegnata ad una giovane coppia di ebrei ortodossi Chabad, è quella di lasciare Israele per raggiungere il Vietnam, dove dovranno “redimere” tutti gli ebrei che vivono lì. Quando lasciano la loro casa Menachem e Racheli, insieme al loro piccolo bambino, sanno bene che forse non torneranno mai in Israele. Arrivati A Ho-chi-Min City (Saigon), a pochi giorni da Rosh Ha-Shanà (il Capodanno ebraico), la vita è difficile. Come sopravvivere in una città dove sei l’unico a praticare le regole dettate dalla religione ebraica? Come trovare un pesce kasher in un mercato “affollato” di frutti di mare? In Attesa del loro container i giovani si aggirano sconfortati in un’enorme casa vuota e in una città che sembra non accoglierli al meglio… Il documentario della coppia Zand dà voce ad una delle grandi realtà ebraiche nel mondo; ovvero i 4000 messaggeri ortodossi che seguono i dettami del loro rabbino Lubavitch e nel corso degli anni hanno raggiunto i quattro angoli della terra per offrire ad ogni correligionario la possibilità di rispettare le regole religiose e “redimere” gli ebrei laici della diaspora. Gut Shabes Vietnam è un film che, grazie all’eleganza, riesce a rendere al pubblico la storia incredibile della coppia Hartman in un racconto universale sulle distanze culturali e la solitudine legata all’immigrazione.
Prima della proiezione di giovedì 22 aprile, intervento di Bessie Garelik del movimento chassidico Lubavich.

Do. 18 apr. (h 21)
Gio. 29 apr. (h 18.30)
For my Father (Sof shavua b’Tel Aviv - Fine settimana a Tel Aviv)

R.: Dror Zahavi. Sc.: Ido Dror, Jonatan Dror. Int.: Shredi Tabarin, Hili Yalon, Shlomo Wishinski, Michael Moshonov, Jony Arbid, Shadi Fahr-Al-Din, Rosina Kambus, Oren Yadger, Dina Golan. Israele/Germania, 2008, col., 100’. V.o. sott. ital.
Tarek è un ragazzo palestinese che, per riscattare l’onore di suo padre, viene coinvolto in un attentato suicida a Tel Aviv. La sua missione è farsi esplodere in uno dei mercati più affollati della città. Il caso vuole che il detonatore da lui indossato faccia cilecca. Così il ragazzo è costretto a trascorrere il fine settimana a Tel Aviv, in attesa di far aggiustare l’interruttore della bomba. Ma il ragazzo, durante quelle quarantott’ore, viene a contatto con la gente che voleva uccidere, ovvero alcuni israeliani, tra cui una giovane donna, Keren…. Dror Zahavi si è laureato in cinema in Germania, dove ha lavorato molti anni anche per la televisione, vincendo alcuni premi a festival internazionali. Con For My Father Zahavi ha ricevuto, tra gli altri, il premio del pubblico al Moscow International Film Festival, il premio per il Miglior Film all’Asian Film Festival di Mumbai ed è stato nominato all’Israeli Film Academy Awards.

Me. 28 apr. (h 17) Ingresso libero
A History of Israeli Cinema 1. parte (Historia shel h’akolnoa ha’Israeli (Storia del cinema israeliano)
R.: Raphael Nadjari. Fot.: Frederic Lefebvre. Mont.: Sean Foley. Israele/ Francia 2009, col. 120’.
Il documentario - a impianto storicistico/cronologico con interviste e molti spezzoni di film - ricostruisce la storia della cinematografia israeliana esaminando le opere e gli autori più interessanti del panorama filmico, nonché l’evoluzione del linguaggio cinematografico e dei temi affrontati. Si apre con un excursus sul cinema sionista con lavori di matrice politico/ propagandistica su modello sovietico e prosegue attraversando gli orrori della Seconda Guerra Mondiale con la conseguente ricerca di un’identità collettiva tra le etnie così diverse che composero la società israeliana del dopoguerra. Negli anni ’60 e ’70 la cinematografia israeliana entra in contatto con i modelli espressivi del cinema francese d’autore e con quello americano faticando a fare una scelta tra modelli così diversi. Nello stesso periodo si presentano anche le difficoltà di rapporto col mondo arabo che “costringe” i cineasti a fare i conti con le problematiche della diversità culturale e religiosa. Successivamente, negli anni ’90, diventa preponderante la questione femminile, nonché il vissuto personale, le relazioni genitori/figli, marito/moglie, trovando infine una originalissima propria identità.
La proiezione sarà introdotta da un intervento di Maurizio G. De Bonis, esperto di cinematografia israeliana. A seguire buffet.

Gio. 29 apr. (h 16.30)
The Fire Within

R.: Lorry Salcedo Mitrani. Sc.: Augusto Cabada. Fot.: Sami Weisselberger. Mont.: Sergio Garcia Mayer. Perù/USA, 2008, col., 57’. V.o. sott. ital.
L’eccezionale storia della comunità ebraica di Iquitos in Perù. Tra gli avventurieri arrivati nella giungla d’Amazzonia nell’800 durante “la febbre della gomma”, c’erano anche alcuni ebrei. Molti uomini si fermarono nella dimenticata città di Iquitos, in mezzo alla giungla, dove sposarono donne indigene; le famiglie mantennero nomi ebraici: Cohen, Khan, Pinto, etc. Ciò che restava loro della tradizione ebraica si è mescolato inesorabilmente con le usanze locali, dando vita ad una nuova tradizione, originale ma debole. Negli ultimi anni la loro riscoperta ha dato luogo ad un’interessante fenomeno di ricerca delle proprie radici (e in alcuni casi del desiderio di andare in Israele). Un documentario in forma classica (basato su una ricerca metodologica, materiale d’archivio, documenti, interviste, immagini di luoghi lontani) che fornisce uno sguardo verso una storia straordinaria del popolo ebraico. Una storia commovente sulla forza della tradizione. Il film è stato presentato a numerosi festival tra cui il Warsaw Jewish Motifs Film Festival, il Santa Barbara Jewish Film Festival, il Sephardic Jewish Film ed il Jerusalem Jewish Film Festival.
Al termine della proiezione, Gad Lerner, giornalista, presenta il suo libro Scintille. Una storia di anime vagabonde (Feltrinelli, 2009). Interviene Rav Roberto Colombo. Modera Enrico Nosei.


 

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