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R.e sc: Michael Haneke.
Int.: Christian Friedel, Ernst Jacobi,
Leonie Benesch, Ulrich Tukur, Ursina
Lardi, Fion Mutert.
Distribuz.: Lucky Red.
Ger./Austria/Fr./It., 2009, b/n, 144’.
Palma d’Oro
al 62. Festival di Cannes
(2009), dove ha ricevuto
anche la Menzione
Speciale della giuria
ecumenica
Michael Haneke (Monaco di Baviera, 1942)
Figlio di un’attrice e di un regista, ha studiato filosofia e psicologia all’università di Vienna. Dopo la laurea è diventato critico
cinematografico e poi regista televisivo. Il debutto nel mondo del cinema avviene nel 1989 con Der 7. Continent, ma la
fama internazionale arriva con Fanny Games (1997). In seguito realizza fra gli altri Storie (2000), La pianista (2001), che
vince il Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes, e Niente da nascondere (2005), premio per la miglior regia nuovamente
al Festival di Cannes. |
1913. In un isolato paesino rurale della Germania orientale il mondo degli
adulti è scandito dall’ottusità e dalla violenza che segnano l’educazione dei loro
figli. Ma nella comunità, apparentemente tranquilla, cominciano ad accadere
strani e violenti fatti nei quali sono sempre coinvolti i bambini, quelli della generazione
che aderirà al nazismo. Prima viene teso un cavo che fa cadere da cavallo
il medico del villaggio, dopo qualche giorno un granaio viene incendiato,
quindi il figlio del ricco barone proprietario di tutte le terre circostanti viene rapito
e torturato. La catena di violenze continua in un crescendo di crudeltà che
culmina con il ritrovamento di un bambino handicappato a cui sono stati cavati
gli occhi.
«Qualsiasi principio, quando viene assolutizzato, diventa disumano. Che sia un
ideale religioso, politico o sociale, quando diventa pensiero unico produce il terrorismo.
Una certa educazione e cultura in senso assolutista porta a degenerazioni
altrettanto assolutiste, al terrorismo, al fanatismo religioso, al nazismo,
anche se questo mio film non è un lavoro sulla Germania o sul nazismo.»
Michael Haneke
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