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R. e sc.: Joel e Ethan Coen.
Int.: Michael Stuhlbarg,
Fred Melamed, Richard Kind,
Aaron Wolff, Jessica MacManus.
Distribuz.: Medusa
USA, 2009, col., 106’.
Ethan Coen (Minneapolis, 1957)
Joel Coen (Minneapolis 1954)
Joel si laurea in cinematografia alla New York University, mentre Ethan diventa dottore in filosofia a Princeton. Iniziano a
lavorare nel cinema come assistenti sul set. Nel 1984 l’esordio alla regia con Blood Simple – Sangue facile, film che vince
il Premio della giuria al Sundance Film Festival. Da quel momento i due fratelli lavorano sempre in coppia, firmando opere
attraversate da un’inquietudine profonda, da una violenza sempre pronta a esplodere, ma venate di sottile ironia e perfidia.
Fra i loro tanti capolavori ricordiamo Barton Fink (1991), Il grande Lebowski (1998), Fratello dove sei? (2000), Non è
un paese per vecchi (2007). |
Larry Gopnik, un professore ebreo del Midwest, vive in un tranquillo quartiere
della periferia di Minneapolis. La sua esistenza subisce una brusca svolta
quando la moglie Judith decide di lasciarlo. Larry apprende con sconforto che
Judith ha una relazione con un vecchio amico di famiglia, Sy Ableman, ma non
può fare a meno di constatare che negli ultimi tempi la situazione era diventata
invivibile: da quando suo fratello, uomo inetto e incapace di provvedere a se
stesso, aveva deciso di insediarsi nel loro soggiorno senza volersene più andare.
Mentre è alle prese con il proprio dolore, Larry deve fronteggiare un figlio in
piena crisi adolescenziale, una vicina di casa tutto pepe e uno studente che sta
cercando di minare la sua carriera. Forse l’unica soluzione è quella di rivolgersi
ai rabbini...
«Come Woody Allen in Radio Days o in Crimini e misfatti, i fratelli Coen evocano
in un film divertente e nero, incantevole e ironico, il proprio passato: l’ambiente
della comunità ebraica americana. Satira di usi e costumi ebraici, della particolare
ansietà cupa, della religione e solidarietà coatte, del pessimismo oppressivo,
nonostante questo, grazie alla finezza e bravura degli autori, A Serious
Man fa ridere molto.» Lietta Tornabuoni, La Stampa.
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