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R.: Philippe Lioret.
Sc.: Ammanuel Courcol, Olivier Adam,
Philippe Lioret.
Int.:.Vincent Lindon, Firat Ayverdi,
Audrey Diana, Thierry Godard,
Derya Ayverdi.
Distribuz.: Teodora.
Francia, 2009, col., 110’.
Presentato al 59. Festival
di Berlino (2009) nella
sezione “Panorama”.
Philippe Lioret (Parigi, 1955)
Entra nel cinema quasi casualmente e be presto si ritrova a collaborare con registi molto importanti fra i quali Robert Altman
e Michelle Deville. Il suo primo lungometraggio è del 1993, Tombés du ciel, il cui soggetto sarà ripreso anni dopo da
Spielberg in The Terminal. Tre anni dopo gira la commedia Tenue correcte exigée (1997), e nel 2001 Mademoiselle, che lo
impone definitivamente come uno degli autori europei più interessanti. Con i suoi due film successivi, L’équiper (2005) e
Je vais bien t’en fais pas (2006), ottiene numerosi premi César, gli Oscar del cinema francese, e un grande successo di
pubblico. Successo più che confermato daWelcome, diventato un caso in Francia con oltre 10 milioni di euro di incasso. |
Il giovane curdo Bilal ha attraversato l’Europa da clandestino nella speranza di
raggiungere la sua ragazza, da poco emigrata in Inghilterra. Arrivato nel nord
della Francia, capisce che la sua unica possibilità per arrivare sul suolo inglese è
tentare di attraversare la Manica a nuoto. Alla piscina comunale, dove va per allenarsi,
finisce per diventare amico di Simon, un istruttore in piena crisi con la
moglie che decide di aiutarlo in questa impresa all’apparenza irrealizzabile.
«Nel ricondurre il dramma sociale dell’emigrazione clandestina in Europa a un
dramma individuale, Lioret ha saputo toccare la corda del cuore e rappresentare
senza esagerazioni il risvolto della xenofobia, che è poi la paura verso chiè spinto da un’altra paura. Non per questo si devono aprire le frontiere a chi
non ne ha diritto, ma la tragedia - come sempre - non è quando c’è chi ha torto
e chi ha ragione, ma quando si oppongono due ragioni egualmente rispettabili:
quella di chi ha sudato ciò che ha contro quella di chi, a sua volta, vuole avere
qualcosa. Ogni semplificazione, che riduca l’immigrato clandestino all’invasore
o che lo promuova a liberatore, sfocia nell’utopia oggi, nel sangue domani. Con
Welcome, titolo ironico, Lioret ha colto l’essenza del problema.» Maurizio Cabona,
Il Giornale.
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