GIULIA IN OTTOBRE

Dopo la fine di una relazione, Giulia ha bisogno di fare ordine nella sua vita piuttosto complicata.
Regia: Silvio Soldini
Anno: 1985
Durata: 58'
Paese: Italia

Dettagli

Regia:
Silvio Soldini
Anno:
1985
Durata:
58'
Paese:
Italia
Lingua:
Italiano

Giulia in ottobre

Regia: Silvio Soldini
Con: Carla Chiarelli, Giuseppe Cederna, Andrea Novicov, Moni Ovadia, Daniela Morelli
Soggetto: Silvio Soldini
Fotografia: Luca Bigazzi
Suono: Pino Castelletti, Roberto Mozzarelli
Montaggio: Claudio Cormio, Silvio Soldini
Scenografia: Franca Bertagnolli
Aiuto regista: Anthy Stoppelli
Sceneggiatura: Silvio Soldini, Lara Fremder
Musiche: Matteo Di Guida, Gianni Celesia
Aiuto operatore: Emanuele Soldini
Macchinista: Giorgio Garini
Trucco: Monica Ricciardi
Produzione: Daniele Maggioni, Anni Amati, Paola Candiani, Chiara Scavia

Premio Film-Maker per il soggetto; Festival di Berlino 1985 “Forum des Jungen Films”; Gabbiano d’oro al Festival Cinema Indipendente Italiano di Bellaria 1985; Premio della Giuria e Premio C.I.C.A.E. al Festival di Annecy 1985.

Restauro 2K 2026 a cura di Cineteca Milano. Per il restauro la Cineteca ringrazia Silvio Soldini e Luca Bigazzi.

Sinossi: Giulia vive a Milano e lavora in un negozio di fotocopie. Decide di chiudere una storia d’amore, torna a vivere a casa sua cercando di reagire e di trovare un nuovo equilibrio. Cerca i suoi amici per parlare e sfogarsi e cammina senza meta, di giorno e di notte, per le vie della città. Conosce un ragazzo che si porta a casa ma il mattino non sa più che dirgli. Una notte incontra una donna arrivata da Torino per un chiarimento con il suo uomo che non vuole neppure vederla. Le due si alleano e regolano insieme i conti con lui. Poi nessuna delle due se la sente di tornare a casa e restare da sola e così trascorrono l’intera notte insieme…

 

Nota Critica: Le ragioni per cui Giulia in ottobre appare significativo e importante nella breve storia del cinema, diciamo così, non-romano e per fortuna non comico o non solo comico, nato ai margini degli «apparati» e della nomenklatura, sono varie. Eccole, in ordine sparso:  1) Soldini ha saputo commisurare le proprie capacità e il proprio progetto ai mezzi a disposizione; e in capacità e progetto rientrano anche età e maturazione individuale, senso di appartenenza a una generazione e a una cultura, e nel suo caso anche a una città; e ci sono nel suo film; 2) la giusta valorizzazione di una competenza professionale non divenuta feticcio ma piegata alle necessità del racconto e del personaggio; (dimostra di saper costruire, dirigere, fotografare, montare, senza esibizionismi e gratuità); 3) la progressiva emancipazione dai santi modelli godardo-wendersiani, molto presenti in Paesaggio con figure; 4) una precisa e pudica attenzione ai personaggi femminili, in anni di assenza dell’uomo assai più che della donna, constatazione che è tra i pochi ad avvertire e mostrare; 5) e il rispetto del possibile pubblico per questo cinema, senza piegarsi ai suoi gusti (alla sua esteriorità) ma pur tuttavia dal suo interno, mettendosi all’ascolto dei suoi disagi in posizione né passiva, né provocatoria né conciliatoria.

È molto, certo più di quanto questo stesso pubblico non abbia voluto vedervi, prediligendo, forse, le rappresentazioni del suo immaginario a quelle della sua realtà. Che il vecchio dilemma Lumière-Méliès si ripresenti anche all’interno dell’incerto e ancora disordinato «movimento» dei film-makers era forse inevitabile ed è senza alcun dubbio salutare, anche se chi scrive guarda con maggiore attenzione alla forma mediana della ricerca che i film-maker portano avanti: quella che sa ancorare la fiction al tempo e alla società in cui cresce. Che trenta fiori fioriscano (non cento né dieci).

Su questa strada Soldini ha già dato tre opere consistenti, e mi sembra pronto come pochi per dirci qualcosa di rilevante. Anche lui, come la sua Giulia, è reduce di un amore – la cinefilia – ed è sulla «linea d’ombra», mai facile, sempre tormentata, che porta a una accettazione e definizione di sé e dei propri valori. (Sia detto per inciso, quelli che più si ostinano a restare al di là della linea sono in genere i critici). Per citarne un altro (Welles, che citava Shakespeare): l’importante, nella vita, resta ancora invecchiare bene.  (Goffredo Fofi, da Film-maker Zuppa d’anatra, mensile dell’Obraz Cinestudio, Febb.1985)

Le date

di proiezione

lunedì 19 Ottobre 2026
Ospiti in sala
  • 20:30
  • Cineteca Milano Arlecchino
    Via San Pietro all'Orto 9, 20121 Milano MI
    Lingua: Italiano
mercoledì 21 Ottobre 2026
  • 21:00
  • Cineteca Milano Arlecchino
    Via San Pietro all'Orto 9, 20121 Milano MI
    Lingua: Italiano
sabato 24 Ottobre 2026
  • 15:00
  • Cineteca Milano Arlecchino
    Via San Pietro all'Orto 9, 20121 Milano MI
    Lingua: Italiano
martedì 27 Ottobre 2026
  • 19:00
  • Cineteca Milano Arlecchino
    Via San Pietro all'Orto 9, 20121 Milano MI
    Lingua: Italiano