Regia: Angelica Ruffier; sceneggiatura: Angelica Ruffier; interpreti: Angelica Ruffier, Tom Ruffier, Henrik Ruffier, Sylvie Bresson; produzione: MDEMC Production AB; distribuzione: Odd Slice Films, Folkets Bio. Premio Speciale della Giuria al Festival di Rotterdam 2026. Norvegia/Svezia, 2026, 95’. Versione originale con sottotitoli italiani.
SINOSSI
Quando Angelica Ruffier e suo fratello tornano nella casa della loro infanzia dopo la morte del padre – con il quale avevano perso i contatti – trovano l’abitazione invasa dal disordine. Mentre si occupano di sgomberare gli spazi e sbrigare le pratiche della successione, Angelica ritrova i diari che scriveva da adolescente e, tra le loro pagine, riaffiora la passione totalizzante e unilaterale per la sua insegnante di storia, Mademoiselle B. Intensa riflessione sul desiderio, sugli amori giovanili e sulle fantasie che proiettiamo su chi ci indica una strada da percorrere, La belle année fonde in modo magistrale documentario e narrazione, commuovendo profondamente chiunque ricordi con affetto le persone che ci hanno aiutato a immaginare una nuova versione di noi stessi.
NOTE DI REGIA
Credo che il film voglia davvero mostrare come diverse influenze contribuiscano a formarti. Alcuni riferimenti sono presenti in modo diretto nella pellicola. C’è Louise Brooks nei film di Georg Wilhelm Pabst, perché associavo il personaggio di Lulu a un’insegnante per la quale provavo un forte sentimento. C’è anche Daughters of Darkness di Harry Kümel (1971), un film degli anni Settanta su vampire lesbiche, ambientato a Ostenda e interpretato da Delphine Seyrig; lo vidi a sedici anni e rimasi molto colpita dalla sua estetica e dalla sua sensualità. Mentre scrivevo e riflettevo sul film, ho letto molto Annie Ernaux, Édouard Louis e Jeanette Winterson: autori che lavorano sull’autofiction. Sul piano visivo, invece, io e il direttore della fotografia abbiamo guardato molto al cinema di Chantal Akerman, soprattutto per le sequenze più coreografate del film.
di proiezione
