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COLPA E REDENZIONE: IL CINEMA DI BÉLA TARR E LÀSZLÒ KRASZNAHORKAI

Il rapporto tra il regista Béla Tarr e lo scrittore Premio Nobel László Krasznahorkai è una collaborazione profonda che ha unito la prosa apocalittica dello scrittore con la visione cinematografica potente del regista.

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Il rapporto tra il regista Béla Tarr e lo scrittore Premio Nobel László Krasznahorkai è uno dei sodalizi artistici più significativi della cultura e del cinema contemporaneo, una collaborazione profonda che ha unito la prosa apocalittica dello scrittore con la visione cinematografica potente del regista. Nel suo lavoro di sceneggiatore, Krasznahorkai parte dai suoi romanzi, creando un’esperienza artistica unica e profonda sulla condizione umana, che è la cifra del cinema di Béla Tarr. Da questo sodalizio sono nati capolavori come Satantango, Perdizione, Le armonie di Werckmeister, L’uomo di Londra e Il cavallo di Torino. Proprio questi ultimi quattro film sono al centro della rassegna “Colpa e redenzione: il cinema di Béla Tarr e László Krasznahorkai” che Cineteca Milano ha in programma al cinema Cineteca Milano Arlecchino dal 20 gennaio al 7 febbraio 2026.

Béla Tarr in breve
Regista cinematografico ungherese (nato a Pécs nel 1955), Béla Tarr fin dagli esordi ha conquistato l’interesse della critica internazionale per il suo stile volto a promuovere l’idea di un cinema specchio della crisi comunicativa che affligge l’umanità. Ha creato un gruppo di lavoro con alcuni collaboratori di fiducia che comprende, oltre a László Krasznahorkai, il compositore Mihàly Vig, la moglie e co-regista Agnes Hranitzky e l’operatore Fred Kelemen. I suoi film si caratterizzano per la ripetizione della stessa simbologia e della stessa struttura figurativa, calati in contesti diversi in cui, però, protagonista è spesso un’umanità sofferente e svantaggiata, moralmente e socialmente. Basti pensare, ad esempio, alla compagnia circense in Le armonie di Werckmeister (2000) e al manovratore ferroviario di una stazione marittima in L’uomo di Londra (2007). Con Il cavallo di Torino (2011), ultimo suo film che gli è valso l’Orso d’Argento alla Berlinale, Tarr sembra voler chiudere un percorso iniziato con il monumentale Sátántangó (1994) e proseguito con Le armonie di Werckmeister; opera cupa dove protagoniste sono figure destinate all’oblio.

Lo stile
Lo stile di regia di Béla Tarr è la caratteristica che lo ha portato alle attenzioni della critica e dei cinefili di tutto il mondo. Nella prima parte della sua carriera, da Nido familiare (1979) ad Almanacco d’autunno (1984), Béla Tarr gira con uno stile diverso da quello per cui è diventato famoso, con un ampio uso della telecamera a spalla, senza ricorrere tanto frequentemente al bianco e nero e raccontando i drammi dell’Ungheria comunista nei suoi aspetti più intimi e nelle sue ripercussioni, a volte usando anche attori non professionisti. Rapporti prefabbricati (1982) è considerato il miglior lavoro di questa prima fase.
Nella seconda parte della sua carriera, a partire da Almanacco d’autunno (1984) e Perdizione (1988), Tarr gira sempre su pellicola, in bianco e nero e con lunghi piani sequenza. I suoi film trattano temi che indagano la razza umana principalmente nelle sue forme più degradate, pigre e incivili e raccontano dell’impotenza dell’uomo davanti alla fine ineluttabile.

László Krasznahorkai in breve
László Krasznahorkai (Gyula, 5 gennaio 1954) è uno scrittore e sceneggiatore ungherese, vincitore del Premio Nobel per la letteratura nel 2025, assegnato dall’Accademia Svedese «per la sua opera avvincente e visionaria che, nel mezzo del terrore apocalittico, riafferma il potere dell’arte».
Noto per la sua prosa complessa, visionaria e volutamente asfissiante, caratterizzata da frasi lunghe e dense, Krasznahorkai è considerato dalla critica il più importante scrittore ungherese vivente e uno tra i maggiori autori europei. Le sue opere, spesso ambientate in contesti oscuri e apocalittici, affrontano temi di decadenza, caos, alienazione e disintegrazione sociale.