Dogma 95 è il movimento cinematografico fondato nel 1995 da Lars von Trier e Thomas Vinterberg, che ha profondamente influenzato il cinema europeo e internazionale degli anni Novanta. A questo movimento e alle sue influenze, Cineteca Milano dedica la rassegna “Dogmatici ed eretici” che si terrà al cinema Cineteca Milano Arlecchino dal 28 luglio al 30 agosto. Spazio, quindi, a von Trier e Vinterberg ma anche a Søren Kragh-Jacobsen, Susanne Bier e ad Harmony Korine che ha portato il Dogma oltre la Danimarca. Nella rassegna rientra anche il danese Nicolas Winding Refn, più eretico e diametralmente opposto rispetto alle regole del Dogma.
Il Dogma 95 nasce come una reazione al cinema spettacolare e artificioso, proponendo un ritorno all’essenzialità attraverso un insieme di regole che imponevano riprese in esterni reali, macchina da presa a mano, luce naturale, suono diretto, assenza di scenografie costruite, effetti speciali e musiche aggiunte. L’obiettivo non era tanto rispettare rigidamente queste norme, quanto riportare al centro il lavoro degli attori, la forza della narrazione e la verità delle relazioni umane.
In questo senso, il Dogma 95 può essere visto non solo come un insieme di regole tecniche, ma come una comune ricerca di autenticità: un cinema che rinuncia al virtuosismo per concentrarsi sulla verità emotiva dei personaggi, sull’intensità delle interpretazioni e sulla complessità dei rapporti umani. Anche quando, negli anni successivi, molti di questi autori abbandoneranno le prescrizioni del manifesto, continueranno a conservarne lo spirito, facendo del realismo e dell’indagine psicologica il cuore del loro cinema.
All’interno di questo movimento, Lars von Trier, Thomas Vinterberg, Søren Kragh-Jacobsen e Susanne Bier (che aderirà successivamente con Open Hearts) rappresentano alcuni dei principali esponenti del cosiddetto “nuovo cinema danese”. Pur sviluppando linguaggi personali, condividono l’interesse per i conflitti morali, le crisi familiari, la vulnerabilità dei personaggi e un approccio realistico, spesso caratterizzato da un forte coinvolgimento emotivo dello spettatore.
L’influenza del Dogma si estende anche oltre la Danimarca. Harmony Korine realizza Julien Donkey-Boy, il primo film Dogma girato fuori dall’Europa, applicando i principi del movimento alla rappresentazione visionaria e frammentata dell’America marginale. Nicolas Winding Refn, invece, non aderisce ufficialmente al manifesto, ma Bleeder mostra evidenti affinità con quel clima culturale: ambientazioni quotidiane, attenzione ai personaggi, fotografia naturale e rifiuto dell’estetica spettacolare.
Al di là dell’appartenenza al Dogma, questi autori condividono anche alcuni temi ricorrenti. Nei loro film i protagonisti sono spesso individui fragili, incapaci di trovare un equilibrio nelle relazioni affettive o nella società. Le famiglie diventano il luogo in cui esplodono segreti, violenze e incomprensioni (Festen, Julien Donkey-Boy), mentre l’amore è segnato da sacrificio, senso di colpa o sopraffazione (Open Hearts, Dancer in the Dark, Dogville). Anche quando ricorrono all’ironia, come ne Il grande capo, o a forme narrative più sperimentali, come in Gummo, questi registi mantengono uno sguardo critico sulle convenzioni sociali e sulle contraddizioni dell’essere umano.
