Rassegna

DOGMATICI ED ERETICI

Il Dogma 95 nasce come una reazione al cinema spettacolare e artificioso, proponendo un ritorno all’essenzialità attraverso un insieme di regole.

Rassegna DOGMATICI ED ERETICI

I film in programmazione

Harmony Korine, USA, 1999, 94'
Martedì 25 Agosto 2026, 19:00
Lingua: Versione originale con sottotitoli in italiano
Julien è un ragazzo con gravi turbe psichiche che lavora in una scuola per non vedenti.
Lars von Trier, Danimarca/Francia, 1998, 117'
Giovedì 27 Agosto 2026, 15:00
Lingua: Versione originale con sottotitoli in italiano
Un gruppo di giovani si riunisce in un piccolo paese della Danimarca con un obiettivo molto particolare: hanno deciso di fare gli “idioti”.
Thomas Vinterberg, Danimarca, 1998, 105'
Sabato 29 Agosto 2026, 19:00
Lingua: Versione originale con sottotitoli in italiano
Danimarca, nella tenuta di campagna fervono i preparativi della grande festa per il sessantesimo compleanno di Helge, fiero patriarca della famiglia.
Nicolas Winding Refn, Danimarca, 1999, 94'
Domenica 30 Agosto 2026, 19:00
Lingua: Versione originale con sottotitoli in italiano
Le storie incrociate di quattro amici nella periferia di Copenaghen.

Rassegna DOGMATICI ED ERETICI

Gli eventi in programma

Al momento non ci sono eventi in programma per questa rassegna.

Rassegna DOGMATICI ED ERETICI

Scopri di più sulla rassegna

Dogma 95 è il movimento cinematografico fondato nel 1995 da Lars von Trier e Thomas Vinterberg, che ha profondamente influenzato il cinema europeo e internazionale degli anni Novanta. A questo movimento e alle sue influenze, Cineteca Milano dedica la rassegna “Dogmatici ed eretici” che si terrà al cinema Cineteca Milano Arlecchino dal 28 luglio al 30 agosto. Spazio, quindi, a von Trier e Vinterberg ma anche a Søren Kragh-Jacobsen, Susanne Bier e ad Harmony Korine che ha portato il Dogma oltre la Danimarca. Nella rassegna rientra anche il danese Nicolas Winding Refn, più eretico e diametralmente opposto rispetto alle regole del Dogma.

Il Dogma 95 nasce come una reazione al cinema spettacolare e artificioso, proponendo un ritorno all’essenzialità attraverso un insieme di regole che imponevano riprese in esterni reali, macchina da presa a mano, luce naturale, suono diretto, assenza di scenografie costruite, effetti speciali e musiche aggiunte. L’obiettivo non era tanto rispettare rigidamente queste norme, quanto riportare al centro il lavoro degli attori, la forza della narrazione e la verità delle relazioni umane.

In questo senso, il Dogma 95 può essere visto non solo come un insieme di regole tecniche, ma come una comune ricerca di autenticità: un cinema che rinuncia al virtuosismo per concentrarsi sulla verità emotiva dei personaggi, sull’intensità delle interpretazioni e sulla complessità dei rapporti umani. Anche quando, negli anni successivi, molti di questi autori abbandoneranno le prescrizioni del manifesto, continueranno a conservarne lo spirito, facendo del realismo e dell’indagine psicologica il cuore del loro cinema.

All’interno di questo movimento, Lars von Trier, Thomas Vinterberg, Søren Kragh-Jacobsen e Susanne Bier (che aderirà successivamente con Open Hearts) rappresentano alcuni dei principali esponenti del cosiddetto “nuovo cinema danese”. Pur sviluppando linguaggi personali, condividono l’interesse per i conflitti morali, le crisi familiari, la vulnerabilità dei personaggi e un approccio realistico, spesso caratterizzato da un forte coinvolgimento emotivo dello spettatore.

L’influenza del Dogma si estende anche oltre la Danimarca. Harmony Korine realizza Julien Donkey-Boy, il primo film Dogma girato fuori dall’Europa, applicando i principi del movimento alla rappresentazione visionaria e frammentata dell’America marginale. Nicolas Winding Refn, invece, non aderisce ufficialmente al manifesto, ma Bleeder mostra evidenti affinità con quel clima culturale: ambientazioni quotidiane, attenzione ai personaggi, fotografia naturale e rifiuto dell’estetica spettacolare.

Al di là dell’appartenenza al Dogma, questi autori condividono anche alcuni temi ricorrenti. Nei loro film i protagonisti sono spesso individui fragili, incapaci di trovare un equilibrio nelle relazioni affettive o nella società. Le famiglie diventano il luogo in cui esplodono segreti, violenze e incomprensioni (Festen, Julien Donkey-Boy), mentre l’amore è segnato da sacrificio, senso di colpa o sopraffazione (Open Hearts, Dancer in the Dark, Dogville). Anche quando ricorrono all’ironia, come ne Il grande capo, o a forme narrative più sperimentali, come in Gummo, questi registi mantengono uno sguardo critico sulle convenzioni sociali e sulle contraddizioni dell’essere umano.