Il cinema di Valerio Zurlini – di quest’anno ricorrono i 100 anni dalla nascita – può essere definito come un cinema della malinconia, dell’attesa e della memoria, in cui la dimensione privata si intreccia costantemente con quella storica e sociale, dando vita a opere di grande eleganza formale e intensa profondità emotiva.
A questo autore così importante, Cineteca Milano dedica la rassegna “Estate violenta e altri capolavori di Valerio Zurlini” che si terrà al cinema Cineteca Milano Arlecchino dal 26 luglio al 30 agosto.
Un percorso cinematografico che si snoda attraverso alcuni titoli entrati a pieno diritto nella storia del cinema italiano.
Con Estate violenta, ambientato nell’estate del 1943 sullo sfondo della caduta del fascismo, Zurlini racconta la travolgente storia d’amore tra uno studente e una giovane vedova, mentre la guerra incombe sulle loro vite. In La ragazza con la valigia, una ragazza fragile e senza punti di riferimento incontra l’amore impossibile di un adolescente appartenente a un ambiente sociale diverso, in un racconto segnato dalle differenze di classe e dalla solitudine.
Cronaca familiare ripercorre, attraverso i ricordi di un fratello, il legame intenso e doloroso che lo univa all’altro, componendo un ritratto intimo degli affetti e della perdita. In Le soldatesse, durante la Seconda guerra mondiale, un ufficiale italiano accompagna un gruppo di giovani donne destinate ai bordelli militari, instaurando con loro un rapporto umano che mette in discussione il senso stesso della missione. Seduto alla sua destra, ispirato alle lotte anticoloniali africane, segue un leader indipendentista imprigionato e torturato, la cui forza morale finisce per trasformare anche chi gli sta accanto.
Con La prima notte di quiete, Zurlini racconta il tormento esistenziale di un professore disilluso che si innamora di una sua giovane allieva, senza riuscire a sfuggire al proprio destino. Infine, Il deserto dei Tartari, tratto dal romanzo di Buzzati, narra la vita del tenente Drogo, consumata nell’attesa di un nemico che sembra non arrivare mai: un’esistenza sospesa che si conclude proprio quando l’occasione tanto attesa si presenta, ormai troppo tardi.
