Henri-Georges Clouzot, esaltato negli anni Quaranta e Cinquanta come un classico (Quai des Orfèvres, Manon, Le salaire de la peur sono incoronati a Venezia e a Cannes, Le corbeau, Les diaboliques, La vérité seducono milioni di spettatori), con l’avvento della Nouvelle Vague finisce anche lui nella fossa dei dimenticati. Spirito irrequieto e anticonformista, intransigente e aggressivo fino alla crudeltà, unico regista francese influenzato dall’espressionismo, Clouzot adora il cinema d’azione basato sui violenti contrasti, un gusto condiviso in parte anche da Duvivier. (Particolare che dovrebbe far riflettere: Duvivier e Clouzot sono stati i due registi francesi più amati in America.) Tutto questo non è molto francese, e certi parigini non perdoneranno a Clouzot i suoi “pugni allo stomaco”. Ma questi pugni con il tempo hanno conservato intatta tutta la loro forza, mentre troppi film cosiddetti moderni dei suoi contestatori mostrano oggi non poche rughe. Il coraggio nella scelta dei temi, il dinamismo, la potenza espressiva: sono proprio queste qualità così rare a sedurci nelle opere di questo grande solitario.
