Rassegna

L'INCANTO: THE TOUCH OF PUPI AVATI

Pupi Avati è uno dei grandi maestri del cinema italiano che ha saputo attraversare diversi generi, dalla commedia al dramma fino all’horror. Dal 27 novembre al 12 dicembre al Cinema Arlecchino.

Rassegna L'INCANTO: THE TOUCH OF PUPI AVATI

I film in programmazione

Tomaso Pessina, Italia, 2025, 85'
Domenica 7 Dicembre 2025, 15:00
Lingua: Italiano
Un documentario che esplora la magia del cinema attraverso lo sguardo di Pupi Avati, maestro del cinema italiano, e la storia dell’Odeon di Milano.
Pupi Avati, Italia, 1989, 92'
Lunedì 8 Dicembre 2025, 15:00
Lingua: Italiano
Atmosfera festosa, ma anche imbarazzi frutto di culture diverse. Sullo sfondo il tipico sentimento avatiano della nostalgia per le cose perdute.

Rassegna L'INCANTO: THE TOUCH OF PUPI AVATI

Gli eventi in programma

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Rassegna L'INCANTO: THE TOUCH OF PUPI AVATI

Scopri di più sulla rassegna

Pupi Avati è uno dei grandi maestri del cinema italiano. Le sue opere si sono sempre caratterizzate per un tocco particolare di sensibilità, nostalgia, grande attenzione ai personaggi raccontati. Avati ha saputo attraversare diversi generi, dalla commedia al dramma fino all’horror. Alla sua opera, Cineteca Milano dedica la rassegna “L’incanto – The Touch of Pupi Avati” che si terrà al cinema Cineteca Milano Arlecchino dal 27 novembre al 12 dicembre. Sono stati inseriti in programma alcuni film degli anni ‘80 ma si parte il 27 novembre con il documentario L’Incanto di Tomaso Pessina che vede Avati parlare dello zio Aldo, architetto del cinema Odeon di Milano; un’occasione per immergersi della magia del cinema e dell’arte del regista. L’evento è frutto della collaborazione tra Fondazione AEM (nella compagine produttiva del documentario) e Cineteca Milano.

Nella rassegna rientra La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone (1975), storia di un barone ateo che si vuole sbarazzare di un fico legato al culto di santa Gerolama. Al cinema Arlecchino sarà possibile vedere anche tre film degli anni ’80. In Una gita scolastica (1983), una anziana signora, Laura, si sente male mentre fa ritorno a casa; nella accorata rivisitazione del vasto panorama dei suoi ottant’anni, rivive il suo “momento magico”. In Festa di laurea (1985) siamo negli anni Cinquanta e Vanni, pasticciere, viene chiamato dalla signora Gaia per restaurare la villa di campagna per la festa di laurea della figlia. Storia di ragazzi e ragazze (1989) racconta il pranzo celebrativo prima di un matrimonio che diviene lo scenario in cui vengono messe a confronto le famiglie dei due promessi sposi, appartenenti a due mondi diversi.

Il cinema di Pupi Avati
Pupi Avati è uno dei registi italiani più eclettici e originali, con una filmografia che attraversa vari generi (commedia, horror, dramma, autobiografico) mantenendo però uno stile personale e riconoscibile. Ecco i punti principali del suo cinema: La provincia emiliana, in particolare Bologna e dintorni, è il cuore geografico ed emotivo del suo cinema. I suoi film esplorano la vita quotidiana, le tradizioni, i sogni e le frustrazioni della gente comune. C’è spesso un senso di nostalgia per il passato, per un’Italia più ingenua, solidale e autentica. Molti suoi film nascono da ricordi personali, dalla giovinezza e dalle esperienze culturali e affettive. Il tema della memoria è centrale: ricordare significa anche fare i conti con il tempo, la perdita e la crescita. Accanto ai toni dolci e nostalgici, Avati ha una vena nera, inquietante e gotica. È autore di alcuni dei migliori horror italiani “d’autore”, come La casa dalle finestre che ridono (1976) e Zeder (1983). In questi film, la provincia diventa luogo del mistero e dell’orrore, rivelando l’ambiguità della memoria e della religione.
I suoi personaggi sono spesso deboli, timidi, sognatori, malinconici, alla ricerca di amore o riscatto. L’amore è trattato con delicatezza e ironia, ma anche con consapevolezza della sua precarietà. Avati predilige un realismo poetico, con attenzione ai dettagli, ai dialoghi e ai volti. Alterna toni leggeri e drammatici, spesso mescolando commedia e malinconia. La musica (spesso curata dal fratello Antonio Avati o da Riz Ortolani) gioca un ruolo importante nel creare atmosfera. Spesso affronta con delicatezza il tema della fede, del senso della vita e della morte.