“My Name is Orson Welles” è il titolo della rassegna che Cineteca Milano dedica al genio di Orson Welles e che si terrà al cinema Cineteca Milano Arlecchino dal 12 aprile al 24 maggio 2026. Sarà l’occasione per tuffarsi nel cuore della produzione artistica del grande regista e attore americano – celebrato fino al 5 ottobre anche dal Museo del Cinema di Torino dove è in corso la mostra sempre dal titolo “My Name is Orson Welles” – in un percorso che si articolerà in quattordici film che coprono un arco temporale che abbraccia tutta la sua carriera registica dal 1941 con il folgorante esordio di Quarto potere al 1973 con il suo ultimo lavoro, il documentario F come falso (nel 2018 uscirà poi il film postumo L’altra faccia del vento).
Il cinema di Orson Welles – che come si sa è stato molto attivo anche alla radio e a teatro – si distingue per una straordinaria innovazione formale e narrativa, che ha trasformato il linguaggio cinematografico del Novecento. Il suo esordio con Quarto potere è emblematico: struttura narrativa frammentata, uso rivoluzionario dei flashback, profondità di campo accentuata e inquadrature dal basso che alterano la percezione dello spazio e del potere. Welles sperimenta costantemente con la forma, rompendo la linearità tradizionale del racconto. Un altro punto di forza è la centralità del tema del potere e della sua corruzione. I suoi protagonisti sono spesso figure titaniche, geniali ma tragiche, dominate dall’ambizione e destinate alla caduta. Questo è evidente anche in L’orgoglio degli Amberson e nelle sue riletture shakespeariane come Macbeth. Dal punto di vista visivo, il suo stile è caratterizzato da un forte contrasto chiaroscurale (influenze dell’espressionismo), dall’uso teatrale dello spazio e da movimenti di macchina complessi e virtuosistici.
Infine, emerge una costante tensione tra libertà artistica e difficoltà produttive: Welles è simbolo del regista-autore in conflitto con l’industria hollywoodiana. Aspetto che gli ha creato non pochi problemi in carriera, costringendolo a trasferirsi in Europa.
In sintesi, il suo cinema è potente per innovazione tecnica, sperimentazione narrativa, profondità tematica, visione autoriale forte e indipendente.
