Sono andata al Tangeri a ballare è un film fatto di suono. Lo scorrere di un nastro, qualche respiro, rumori indecifrabili e poi le parole, che sembrano apparire quasi per caso da uno spazio lontano. Voci diverse, accenti diversi, vite diverse. Sono tante stanze sonore che si accendono e poi tornano al silenzio. E tra una voce e l’altra, tempo e attesa. Le voci sono vicine, intime, potrebbero essere le nostre, quelle dei nostri parenti o dei nostri amici. Ma ogni tanto qualcosa apre una vertigine che ci trasporta in un tempo diverso dal presente.
Tra tutte le storie, una prende corpo. È la storia di Emanuele e Valentina. Siamo in una Milano giovane e sotterranea, in un passato imprecisato.
Emanuele e Valentina vivono insieme, si amano e si scontrano. Come succede tante volte, senza lasciare traccia. Questa volta invece lui ha conservato la memoria di quel tempo semplice e intenso. Ha registrato per dieci anni su musicassette tutto quello che passava dalla sua segreteria telefonica. Su quei nastri, incisi e sovraincisi più volte, c’è di tutto: l’intimità, gli amici, le serate, la danza e la musica, la Milano di quel tempo e la spensieratezza di una coppia di giovani innamorati. Poi gli anni passano, l’amore si consuma e le comunicazioni cominciano a muoversi su nuove tecnologie digitali. I nastri lentamente si svuotano.
Un modo diverso, dimenticato, di stare al mondo.
Sono andata al Tangeri a ballare è il primo lavoro narrativo ricavato da ENZO SONO LINA, una raccolta di oltre 50 ore di nastri magnetici e segreterie telefoniche provenienti da tutta Italia e limitato a registrazioni degli anni ‘80, ‘90.
di proiezione
